La rivoluzione ecologica in architettura
“La cosa più incredibile è che sono andate giù le case costruite in cemento armato mentre alcune tra quelle antiche del centro città sono rimaste in piedi. In Italia non si finisce mai di stupirsi” dice Enzo Boschi direttore del INGV a Il Messaggero.it. In verità questo stupore è comune a chi osservi gli effetti dei terremoti recenti. La causa è da ricercare in due aspetti di fondo, il primo è il disprezzo che la cultura ingegneristica accademica ha sempre avuto per le tecniche tradizionali di costruzione in zona sismica, la seconda è una lacuna nei calcoli strutturali.
Le case tradizionali, prima dell’industrializzazione edilizia, quindi fino agli anni ‘50, seguono una logica di flessibilità, cioè dissipare l’energia sismica senza perdere integrità strutturale; e una visione unitaria della casa, che non teme elementi di ridondanza, e non isola elementi semplici con funzione strutturale. Tutte le pareti della casa hanno funzionne strutturale, se non sostengono direttamente le travi legano o controventano l’insieme. E’ solo con il movimento moderno che si introduce la netta separazione tra struttura e tamponamento. Queste case ressistono al terremoto senza opporvisi, cedendo ma restando in piedi. Nel caso in cui però a qualcuno venga in mente di ristrutturarle e intervenga con la mentalità dell’ingegnere moderno, dividendo i muri in portanti e tramezzi, eliminando i secondi e magari sostituendo i solai e i tetti di legno con solai e tetti in cemento, allora la vecchia logica di struttura debole e flessibile viene tradita e la casa è resa vulnerabile.
Il secondo aspetto riguarda la lacuna progettuale di cui ho detto, ben studiata da Randolph Langenbach, architetto specializzato in restauro antisismico dei centri storici. Questa lacuna consiste nella sottovalutazione dell’interazione tra elementi strutturali e tamponamento. In pratica il metodo standard di analisi si basa sul comportamento elastico lineare delle travi inflesse considerate isolatamente, e non considera le murature di tamponamento se non per il peso caricato sulla struttura. Le murature strette tra due pilastri sono elementi rigidi e fragili in grado di modificare il comportamento del telaio strutturale da elastico a inelastico.Un comportamente inelastico ha andamento non lineare, dunque imprevedibile e soggetto a rotture improvvise.
L’imposizione dell’idea del progresso è avvenuta attraverso la semplificazione e standardizzazione dei processi di progettazione e costruzione. Il crollo delle case moderne e la resistenza di quelle tradizionali è la costante di tutti i terremoti più recenti, dalla Turchia all’Iran al Giappone. Ogni catastrofe può insegnare molto su come costruire in zona sismica, analizzando gli effetti si scopre cosa non fare, bisogna però avere gli occhi per guardare. I progettisti purtroppo si fidano ancora troppo dei programmi di simulazione al calcolatore e troppo poco delle tradizioni costruttive locali.
Anche nel modo di costruire in zona sismica si possono fare considerazioni di ecologia. La visione tecnicista affronta il problema dal punto di vista di chi vuole dominare le forze della natura, si pone contro il terremoto, anti-sisma, e cercca di costruire la struttura più rigida in grado di opporsi. Questo è quello che fanno gli ingegneri moderni, l’opposizione rigida alle forze accidentali esterne. Potrebbe funzionare se si fosse in grado di valutare l’interazione di tutte le variabili sia strutturali che sismiche. L’ecologia ci insegna invece a considerarci parte di un ambiente complesso in continua interazione, un ambiente fatto anche di cultura costruttiva basato sull’osservazione e lo studio delle tecniche premoderne. L’architettura leggera è meno sensibile ai terremoti dato che la spinta sismica è proporzionale al peso della struttura, quindi strutture leggere sono soggette a energie minori.
Un ultima riflessione va fatta sulle possibilità di errore in fase costruttiva. Ammettendo che fino a prova contraria tutti gli errori sono involontari, cioè non dettati da logiche criminali di speculazione, un errore fatto in un elemento che deve resistere al sisma sarà visibile solo nel momento in cui deve entrare in azione, cioè troppo tardi. Per limitare questa evenienza bisogna puntare su muratori responsabili e consapevoli e sulla ridondanza di soluzioni, in modo che l’errore costruttivo di una parte non porti danno all’intera struttura.