Speciale terremoti

La legalità tecnologica toglie all’individuo la possibilità di costruire secondo la logica dell’osservazione dei fenomeni, dei comportamenti, e dell’esperienza che ne deriva. Vengono reclamate a gran voce norme severe per costruire case inscalfibili da qualsiasi terremoto o disastro naturale, ma cosa succede se il fallimento di una struttura è già scritto proprio in quelle procedure di calcolo standard che la normativa tecnica vorrebbe imporre?

E il mercato, buon regolatore dei comportamenti umani, è in grado di imporre una forma agli edifici che sia coerente con la collocazione in zona sismica, o la necessità di avere piani liberi e grandi vetrine al piano terra è come scrivere una condanna alla resistenza ai terremoti?

Il cemento armato, motore dell’economia edile, è veramente l’unica possibilità di costruire in zona sismica oppure esistono alternative sostenibili, leggere e di grande efficacia in zona sismica?




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