Ecologia Umana

L’industrializzazione e la società dei consumi che ne deriva ha fallito nell’idea che attraverso lo sfruttamento intensivo delle risorse e la concentrazione della ricchezza nelle mani di una ristretta cerchia di persone si sarebbe raggiunto un bene globale in grado di assorbire qualsiasi effetto collaterale. Per ciascun obiettivo raggiunto altri aspetti sociali e economici sono portati al declino, l’arricchimento di settori ristretti di società globalizzata comporta l’impoverimento di un grande numero di individui globalizzati. Oppure il cieco inseguimento di lodevoli obiettivi individuali può creare un significativo degradamento delle condizioni ambientali nel loro complesso.

Quello che si è verificato negli ultimi sessant’anni è stata una politica che ha privilegiato gli effetti a breve termine (quattro - otto anni) determinando il degrado del sistema a lungo termine. In questo lungo periodo in cui ha dominato la visione ristretta degli obiettivi da raggiungere in tempi brevi, si è indubbiamente creata ricchezza ma spostando i costi sul lungo periodo. Oggi ci troviamo con un conto da pagare in termini di ingiustizia, povertà e degrado ambientale che non è più possibile spostare nel tempo, a meno che non si consideri positivamente la scomparsa della specie umana dalla Terra.

I maggiori problemi odierni, riscaldamento globale, scarsità di risorse, inquinamento, desertificazione, povertà, derivano dalla politica a breve termine dominata dall’economia. Per uscire da questa situazione è necessario considerare le azioni umane nella complessità di effetti che ne derivano. Lo schema economico che viene normelmente usato basato su semplificazione, specializzazione, individuazione del problema, soluzione e sottovalutazione degli effetti collaterali invisibili dal sistema, va sostituito dalla considerazione dell’ecosistema umano come tutto in costante interazione.

Gli organismi viventi, e l’uomo fra questi, hanno la capacità di modificarsi nel tempo, modificando il sistema di relazioni che li connettono all’ambiente. Le relazioni che si stabiliscono sono non lineari, cause ed effetti sono molteplici e non avvengono necessariamente nello stasso tempo e nello stesso luogo. Gli ecosistemi sono caratterizzati dalla varietà di stati, da molteplici livelli, da interazioni complesse per cui i sintomi di un qualche malessere possono avere cause molto lontane nel tempo e nello spazio. Questo porta a confondere i sintomi con le cause e a trattare i primi senza individuare le seconde.

Spesso un sistema dominante preferisce perdurare nell’equivoco tra sintomi e cause perchè la soluzione delle cause comprometterebbe la condizione di dominio. Ad esempio vediamo il caso delle politiche dei rifiuti, concentrate sul sintomo del sacchetto di spazzatura, o il caso delle politiche di contenimento dell’inquinamento urbano, con cui ci si concentra sul sintomo polveri sottili e non si affronta la causa, cioè l’organizzazione dell’ecosistema umano/urbano incentrato sulla mobilità individuale dipendente dall’automobile privata.

Anche le così dette bioarchitettura e architettura bio-ecologica sono discipline incentrate più sui sintomi dell’edificio malato che sulle cause. Le bio architetture costituiscono per adesso dei segmenti di un mercato immobiliare organizzato su base distruttiva non solo di pezzi di ambiente ma di interi pezzi di società. Casa e automobile sono le due voci principali che stanno alimentando il mercato dei prestiti e dei mutui, la speculazione finanziaria deregolata non sta causando solo una crisi di liquidità ma ha causato un significativo peggioramento delle condizioni ambientali dell’ecosistema umano. Anche il villaggetto bio costruito fuori città è così parte di questo sistema altamente distruttivo. Il decadimento della qualità urbana viene utilizzato quale leva per favorire la costruzione di non-città in zone agricole, mangiando prezioso terreno e aumentando la domanda di mobilità individuale. Il miglioramento della qualità dell’ambiente domestico individuale avviene a spese di un peggioramento dell’ambiente urbano. Inoltre spesso vengono privilegiati materiali di origine esotica sul cui conto pesano migliaia di chilometri di spostamento e magari l’impoverimento di popolazioni locali.

Non è scontato e non è senza fatica che si può riuscire a modificare il radicato approccio distruttivo che ancora domina il pianeta. Da questa situazione insostenibile si esce solamente se si è in grado di uscire dalle logiche di pensiero che prevedono elittes dominanti e moltitudini dominate, da logiche che legano il benessere di una comunità alla quantità di materia consumata, dall’idea che migliorando la propria condizione individuale automaticamente migliori anche la condizione degli Altri.

L’idea di sviluppo infinitamente in crescita ha diffuso un unico modello evolutivo per tutte le popolazioni del pianeta. Il concetto ancora dominante vuole portare tutti da condizioni di sottosviluppo a condizioni di sviluppo, attraverso la crescita, il progresso, i consumi, l’integrazione dei mercati, fino ad adottare il modello politico-spettacolare occidentale.

Per combattere questa politica omologante e distruttiva occorre tornare alla considerazione delle condizioni locali, dall’autosufficienza alimentare, fondamentale, alla gestione sostenibile delle risorse del proprio ambiente. Si riassume questo concetto fondamentale dell’ecologia umana nello slogan “pensare globalmente, agire localmente”. Con il nome di ecologia umana si definisce l’insieme di saperi ed esperienze che ci possono mettere in grado di riorganizzare gli ecosistemi umani in senso sostenibile. In questa sezione presenterò alcuni spunti che ritengo interessanti per la riorganizazzione in senso sostenibile degli ecosistemi umani.




Current CO2 level in the atmosphere

architetturaleggera on LinkedIn