Introduzione

Nel corso degli anni mi sono reso conto che nella scelta di un nuovo telefonino o di una nuova automobile si è molto più esigenti che non nell’acquisto della casa. Probabilmente influisce il fatto che le conoscenze tecniche di come è fatta una casa non sono così diffuse come la passione per macchine e motori. L’attenzione che si pone nella scelta di una nuova automobile, valutando con competenza le prestazioni il design i consumi le novità tecnologiche, non si ritrova nella scelta della casa. Un parcheggio affollato di auto è un concentrato di ingegno, tecnica e bellezza, cosa che certo non si può dire guardando un nuovo quartiere suburbano di una qualche città del nostro paese. La cultura costruttiva dell’edilizia si è impoverita a fronte di una continua ricerca che ha interessato i settori della moda, del design e dell’auto. Sono ormai molti anni che nel nostro paese si ristrutturano edifici industriali vecchi di cento anni, ma tra cinquant’anni chi sarà interessato a recuperare i capannoni industriali sorti negli ultimi trent’anni? Eppure in quella data ci saranno amatori che terranno in circolazione le Smart, come adesso circolano le 500 o le “Due Cavalli”.
Il panorama edilizio si è impoverito, da qui si pone la qualità edilizia come problema e l’innovazione in senso qualitativo di ciò che si costruisce come sfida. Non è con le normative che si migliora la qualità, occorre che imprese e progettisti trovino lo stimolo e la motivazione a fare meglio. Grazie all’aumento della consapevolezza del mercato, nell’affinamento della domanda, mi auguro si possa giungere al miglioramento dell’offerta in termini qualitativi. Così come il mercato orienta le scelte delle case automobilistiche spingendole a trovare risposte convincenti al mutare delle esigenze dei consumatori, sarà la domanda di qualità a innescare una svolta innovativa della produzione edilizia. Qualche cosa sta già accadendo, l’attenzione per il risparmio energetico e la richiesta di garanzie sulle emissioni inquinanti negli edifici, sono temi che dalla nicchia della bio-edilizia si stanno allargando, lentamente, all’intero mercato. Come ogni auto è accompagnata da schede tecniche dettagliate così le case dovranno avere un loro libretto che ne racconti la storia e i criteri secondo i quali sono state concepite. L’interrogativo sul valore reale di ciò che si compra troverà risposta nel racconto del progetto, nella motivazione che porta alle scelte di forma, di materiali, di impianti tecnologici e di organizzazione spaziale. Il valore che resta negli anni dipende dal progetto, non dal volume costruito o dalla superficie occupata esattamente come il valore di un’automobile non è dato dalla quantità di acciaio impiegato per costruirla.
A differenza delle automobili però le case dureranno a lungo nel tempo, la casa che è pensata oggi, costruita domani e vissuta nei decenni a venire deve contenere già elementi ed intuizioni che interpretino una visione del futuro. Questo non sta succedendo, le case che sono in vendita oggi saranno fuori mercato a partire dal 4 gennaio del 2006, con l’entrata in vigore della Direttiva europea sulla certificazione energetica degli edifici, la 2002/91 CE del 16/12/2002. Progettisti ed impresari costruttori, almeno in questo caso, si sono dimostrati scarsamente lungimiranti, continuando a produrre case con una mentalità ormai superata dai fatti.
Per un lungo periodo si è pensato che la strada dell’innovazione dovesse essere una sola, quella dello stile internazionale. Gli architetti del movimento moderno sopravissuti alla seconda catastrofe mondiale, ancora alle prese con “l’adorazione superficiale della macchina efficiente quale mito sufficiente a incarnare tutte le aspirazioni umane” (David Harvey, La crisi della modernità, Milano, 1993), trovano nella nuova economia occidentale impegnata nella ricostruzione, la motivazione economica e politica alla trasformazione delle città. I vuoti urbani lasciati dalla guerra vengono riempiti dai nuovi edifici regolari, standardizzati efficienti. In questo sforzo di ricostruzione le imprese edili adottano i modelli tayloristi industriali: specializzazione delle mansioni; assemblaggio di elementi finiti, costruiti in stabilimento; meccanizzazione delle operazioni più faticose. Non si può dimenticare l’impatto negativo che hanno avuto sull’immaginario collettivo gli interventi super standardizzati, brutti e avvilenti, che hanno uniformato le periferie di tutte le città. La punta più profonda la si è toccata con la creazione dei quartieri di edilizia economica e popolare della fine degli anni settanta. Le stecche, come in gergo tecnico si chiamano i palazzoni a parallelepipedo delle periferie, sono state replicate identiche da Palermo a Venezia. Scatoloni senza bellezza realizzati economizzando su tutto e che necessitano di continue riparazioni e apporti energetici per essere riscaldati e raffrescati. Il concetto di efficienza usato dagli architetti moderni riguarda la semplicità concettuale, la velocità costruttiva e la standardizzazione degli spazi. Oggi, lavorando per l’affermazione di uno sviluppo sostenibile, il concetto di efficienza riguarda, invece, soprattutto la riduzione dell’impiego di materie prime e di energia.
E’ una grave carenza della cultura architettonica moderna quella di non aver saputo valorizzare i contesti attraverso una rilettura, e un’attualizzazione della tradizione costruttiva locale. Le case dovrebbero essere concepite in uno stretto rapporto con il luogo. Siccome le condizioni climatiche variano molto dal nord al sud, dalla costa alla montagna, la stessa casa non può funzionare sia in Alto Adige che in Sardegna. Questo vale anche per chi pensa di adottare, senza fantasia, modelli di case ecologiche e a basso consumo energetico pensate per il clima centro europeo. Non esiste una casa sostenibile che non parta da un’interpretazione attenta di tutte le condizioni locali, climatiche, produttive, di disponibilità di risorse, di usi e di cultura dell’abitare.
In questo libro sono raccolti gli elementi che caratterizzano un’abitazione di qualità, e gli spunti per una ricerca futura che recuperi dalla tradizione e dalla produzione industriale gli elementi da elaborare in un’edilizia del prossimo futuro, un’edilizia residenziale che dovrà scegliere per la sostenibilità e la dematerializzazione.




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