La rivoluzione ecologica in architettura
Può esistere un’impostazione open-source in architettura?
Dal momento che un’impostazione open-source promette migliore qualità, maggiore affidabilità, più flessibilità, costi minori e scomparsa dei predatori-venditori, trovo interessante provare a pensare ad una architettura open-source. Penso a un modo rinnovato di progettare che garantisca la trasparenza del processo di costruzione e la potenza di un contributo creativo aperto. In fin dei conti costruire è stata una pratica collettiva per moltissimi secoli e solo recentemente diventa espressione soggettiva del progettista.
Oggi la casa è una merce sul mercato e risponde alle fantasmatiche del marketing. Una casa open-source è pensata invece per essere trasformata nel tempo sulla base del mutare delle esigenze di chi la abita. L’architetto coordina il contributo di molti altri soggetti e costruisce una struttura dinamica, pensata in divenire. Come Word Press, il programma Open Source con cui è realizzato questo sito, o come Linux il sistema operativo con cui sto lavorando programmi costituiti da una struttura base su cui centinaia di programmatori possono intervenire realizzando plug-in con funzioni specifiche. Qualcosa del genere fu realizzato per iniziativa dell’architetto tedesco Frei Otto con le Berliner Ökohäuser lungo il Landwhercanal a Berlino tra il 1982 e il 1990, in collaborazione con H. Kendel e C. Kanstinger.
Dal copyright dell’architettura chiusa, oggetto merce del mercato immobiliare, si passa alla libertà di studiare come funziona il progetto architettonico consentendo di adattarlo alle proprie necessità migliorandolo. L’impostazione open-source rappresenta una delle forme più significative di internet, il contributo di ciascuno alla più grande e accessibile raccolta di conoscenze, esperienze e progetti che l’umanità abbia mai realizzato. L’obiettivo è quello di far sì che tutta la comunità ne tragga beneficio, confrontando soluzioni differenti e scambiando esperienze.