Frei Otto e l’architettura open-source

Arrivando oggi a visitare le Berliner Ökohäuser (case ecologiche) lungo il Landwhercanal a Berlino si è colpiti dalla completa destrutturazione dell’unità architettonica, scrive Otto “Il fatto più straordinario per noi è che tutto questo apparve molto meno ‘architettura alla moda’ di quanto temessimo. Tutto quanto fù costruito era stato pensato bene, tenendo conto dei singoli individui: la costruzione è molto apprezzata dagli abitanti e considerata un piccolo villaggio nel verde”. I critici dell’architettura restano senza parole forse perchè gli autori Frei Otto e Herman Kendell, coordinatore dalla “paziena sovrumana”, non firmano nessun progetto ma si sono limitati al progetto urbanistico, la realizzazione dei lotti in verticale. Gli unici limiti che posero furono delle indicazioni bioclimatiche sull’uso delle vetrate a sud e verde sulle terrazze. Anche le soluzioni ecologiche sono state lasciate alla consapevolezza dei singoli progettisti e abitanti.

Il progetto di Frei Otto nasce da una sfida: realizzare case unifamiliari in città, a costi contenuti, disponendole una sopra l’altra, in una lottizzazione in verticale. L’idea è quella di realizzare uno scheletro portante attrezzato con gli impianti e le scale comuni su cui poi altri architetti, scelti liberamente dai futuri abitanti, realizzeranno la casa unifamiliare. Il progetto cerca di conciliare l’aspirazione alla casa individuale con la condizione urbana. Otto pone la questione in modo radicale chiedendo: “Perchè gli architetti continuano a disegnare in nome della collettività progetti e spazi uguali per tutti anche se nessuno li vorrebbe così?

oeko-haeuser-06Le Berliner Ökohäuser hanno il grande pregio di inserirsi in uno spazio limitato, all’interno della città, rispettando la vegetazione preesistente. In realtà il progetto urbanistico di Otto è molto più sofisticato di quello che si vede, alla semplificazione viene preferita la lettura puntuale e l’interpretazione del luogo; invece di spianare l’area edificabile e di inquadrare le nuove costruzioni in un reticolo arbitrario segnato dai marciapiedi, dagli alberelli allineati e dai lampioncini a palla, si è studiata la morfologia del luogo, si è valutato l’orientamento ottimale, si sono mantenuti gli alberi esistenti. In altre parole si è imposto all’architettura il vincolo delle preesistenze e la necessità di interpretare lo spazio invece di adottare la convenzionale logica colonizzatrice. La scelta di costruire gli scheletri portanti garantisce la sostenibilità ambientale dell’insediamento nel suo complesso, indipendentemente dalle scelte dei singoli. Anche se in questo caso non risulta siano state adottate, in futuro si potrà pensare a mini centrali di cogenerazione (caldo + elettricità) o trigenerazione (caldo + freddo + elettricità), alla gestione sostenibile dell’acqua e a sistemi di pretrattamento degli scarichi.

Dal punto di vista architettonico il progetto di Otto e Kendell è consistito nel costruire l’ossatura di tre edifici costituiti da pilastri, due solai, le scale e le colonne per gli impianti. I solai sono realizzati ad un’altezza tale da garantire unità abitative di due piani. Le case individuali sono state costruite a partire dall’ultimo piano, i diciotto alloggi hanno una superficie compresa tra 120 e 144 mq.

oeko-haeuser-051Il risultato raggiunto è una architettura completamente nuova, prodotta per stratificazione, un’architettura delle relazioni e non delle immagini. Analizzate singolarmente le unità abitative presentano in alcuni casi soluzioni architettoniche molto interessanti, in altri casi semplici formalismi, stilemi di provenienze eterogenee accostati più o meno efficacemente. Ma il punto non è questo, il vero successo di questa architettura è quello di avere anticipato un’impostazione open-source, uno scheletro che sorge nel rispetto del luogo e su cui i futuri abitanti inseriscono i loro plug-in, con o senza il contributo degli architetti. Potremmo dire che dal copyright dell’architettura chiusa, d’autore, oggetto merce del mercato immobiliare, si passa alla libertà di un’architettura dinamica in grado di trasformarsi nel tempo, un’architettura in continuo miglioramento.

L’impostazione open-source rappresenta una delle forme più significative di internet, il contributo di ciascuno alla più grande e accessibile raccolta di conoscenze, esperienze e progetti che l’umanità abbia mai realizzato. Per l’architettura questa non è una novità, il progetto aperto, la stratificazione, la trasformabilità caratterizzano l’edilizia residenziale storica delle nostre città. Il consumismo ha profondamente alterato i rapporti con il proprio ambiente creando la casa merce, un oggetto in vendita fra altri oggetti. Delle merci culturali si consuma il loro astratto essere per altro, senza che esse siano realmente per gli altri; nel mentre contentano gli altri esse in realtà li ingannano. (Adorno). Mentre la città contemporanea si fonda su questo colossale inganno, la proposta di Otto ci mostra un’alternativa praticabile. Non ha alcun senso scandalizzarsi per l’apparente caoticità di tanti immaginari sovrapposti, quello che conta è capire se le Berliner Ökohäuser funzionano come ecosistema umano, insieme inscindibile di costruzione, espressione, relazione di ambienti e individui. Avendo visitato le case a distanza di quindici anni dalla loro realizzazione io penso che sì le case di Otto e Kendell siano qualcosa di più di un esperimento riuscito, sono un frammento di città sostenibile.

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Le citazioni di Frei Otto e la planimetria dell’intervento sono tratte da Spazio & Società n. 71 luglio/settembre 1995

La citazione di Adorno è tratta da Theodor W. Adorno, Teoria Estetica, Einaudi, Torino, 1977, p.30




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